Il modo in cui descriviamo il mondo, parla di noi. Non del mondo.
Funziona così: vediamo qualcosa “fuori” — un tramonto, una persona che si comporta in un certo modo, una situazione che ci tocca — e, quasi senza accorgercene, peschiamo dal nostro cervello le parole per descriverlo. Lo facciamo in automatico, senza pensarci. E poi, magia. ✨ Iniziamo a stare emotivamente e fisicamente esattamente come le parole che abbiamo scelto dicono che dovremmo stare. Se lo descriviamo come faticoso, lo sentiremo più pesante. Se lo definiamo come una minaccia, il corpo entrerà in allarme. Se lo raccontiamo come “troppo”, “insopportabile”, “ingiusto”, il nostro sistema nervoso si adeguerà a quel racconto. Ce la andiamo a cercare, insomma. E troviamo sempre ciò che cerchiamo — purtroppo e per fortuna. 💭 È per questo che amo ripetere una frase che trovo geniale di Paolo Borzacchiello: “Così come stai, dici. Così come dici, stai.” Non è solo comunicazione. È biologia, emozione, corpo. Le parole che usiamo non descrivono soltanto la realtà: la modellano. Ogni parola h...