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Visualizzazione dei post da giugno, 2025

Per tutte le volte

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Per tutte le volte che hai sorriso anche quando dentro avevi un temporale. Per quelle volte in cui ti sei fatta piccola per non disturbare, per tutte le volte in cui hai cercato l’approvazione come fosse ossigeno. Per le volte in cui hai portato pace in famiglia quando eri ancora troppo piccola per reggere certi pesi. Per le volte in cui ancora oggi ti senti in colpa se dici “no”, per un sogno, per un confine. Per tutte le volte in cui ti sei sentita inadeguata, invisibile, fuori posto, mai abbastanza. Per tutte le volte in cui ti sei vergognata, per tutte le volte in cui hai represso la rabbia, ingoiato silenzi, mandato giù bocconi amari, chiamandoli pazienza. Per tutte le volte in cui ancora oggi ti chiedi: "E se non fossi abbastanza gentile, se deludessi qualcuno... chi resterebbe con me?" Per tutte le volte in cui qualcuno ti ha tradita, per tutte le volte in cui l'amore ha fatto male, per tutte le volte in cui avresti voluto essere ascoltata veramente. Per tutte le l...

Manuale semiserio delle scuse creative per NON scegliersi (Vale edition, Si, esiste)

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🌪️ Manuale semiserio delle scuse creative per NON scegliersi. (Sottotitolo: “Vale, voglio farlo… MA”) Edizione limitata: solo per chi non ha ancora capito che il percorso non lo fa per me. Lo fa per sé. ✨ Ecco alcune delle perle ricevute (sì, vere). Dedicato a tutte quelle che: “Ci sto pensando…” Sì… dal 2021. 🎭 “Non so chi sei né di cosa ti occupi… ma vorrei info sul tuo percorso.” (Ah ok, così. Tipo gita al buio con sconosciuto spirituale. Bellissimo.) 🎭 “Mi iscrivo domani, promesso!” E poi spariscono come i calzini nel cestello. (Almeno un “ho cambiato idea, grazie” non è vintage, è educazione.) 🎭 “Vale, non ce la faccio, mi scrivi tra una settimana?” Sì, certo. E già che ci sono ti porto anche il tè caldo e ti rifaccio il letto. 🎭 “Ho paura…” Ma paura di cosa? Di stare meglio? Di lasciare andare l’ansia? Di smettere di implorare briciole? Fammi capire, perché su questo io ancora mi commuovo. Di sgomento. 🎭 “Eh ma sai, con quello che si sente in giro…” Giusto! Fidarsi è bene, ...

Fibromialgia: quando il corpo racconta ciò che il cuore ha taciuto.

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✨️ Stamattina sembrava una giornata qualunque. Poi è arrivato un dolore forte al fianco e al rene destro. Un dolore che non avevo previsto… ma che ho riconosciuto subito. Perché il corpo non dimentica. E quando arriva il momento, ci parla. In medicina olistica, il lato destro del corpo è associato all’energia maschile: 🔹 al padre, 🔹 all’autorità, 🔹 al fare, 🔹 al dare, 🔹 al controllo. Il messaggio era chiaro: 💬 “Fermati. Ascolta. Guarda bene dentro.” Spesso ci diciamo che abbiamo già lavorato su certe ferite, soprattutto chi come me lavora costantemente sulla sua crescita personale.  Ma è vero anche che il corpo va più in profondità. Va dove la mente non osa andare. E ci riporta proprio lì, dove serve ancora amore, ancora presenza e così stamattina il mio corpo mi ha ricordato, ancora una volta, che oltre a  pensare di stare bene, ha bisogno di essere ascoltato veramente. Ha bisogno che impariamo ad accogliere ciò che ancora chiede attenzione, cura, amore. Oggi, questo do...

Fibromialgia e il corpo che cambia

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💔 Elisa dice: “Sto prendendo peso. Ma non voglio più perdere me.” C’è una cosa difficile da ammettere… Ma se vivi con la fibromialgia, sai bene di cosa parlo. Il corpo cambia. Si gonfia. Si appesantisce. Fa fatica prima di te. E a volte sembra non essere più dalla tua parte. Ma non è solo dolore fisico. È quel momento davanti allo specchio in cui non ti riconosci più. Quel vestito che non entra. Quella voce che ti sussurra: “Così non vai bene.” 🌸 Elisa, durante il percorso, lo ha detto in un vocale, con la voce spezzata dal pianto:  “Sto prendendo peso. E per un po’ ho avuto la sensazione di perdere me stessa. Mi sono nascosta. Coperta. Vergognata. Mi dicevo che non meritavo più amore. Ho allontanato mio marito perché non mi sentivo desiderabile. Non mi riconoscevo più. Io che amavo truccarmi, uscire con i tacchi alti, i vestiti che mi facevano sentire viva… Ora sono sempre in jeans e ballerine. E mi sento come se la mia femminilità si fosse spenta. Ma qui, in questo spazio, qual...

Fibromialgia e Imprevedibilità

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Tante sono le parole che affollano la vita di una persona fibromialgica. Una di queste è: imprevedibilità . Sì, perché la fibromialgia rende ogni giornata difficile da programmare. Perché, anche se al mattino ti senti bene, non è detto che tu riesca ad arrivare così fino a sera. Perché, anche se hai organizzato qualcosa con cura, potresti dover rinunciare all’ultimo. Può succedere che, improvvisamente, il dolore ti impedisca di portare a termine gli impegni, di partecipare a un evento, di uscire con le amiche. Nei giorni più duri, può impedirti di andare al lavoro — e lì scatta il senso di colpa, come se il dolore non bastasse già da solo. È una parola dura, “imprevedibilità”, soprattutto per chi ha sempre cercato di tenere tutto sotto controllo. Per chi ha responsabilità, orari da rispettare, persone da accudire. Per chi è mamma, lavoratrice, donna che si prende cura di tutto e di tutti — spesso dimenticandosi di sé. La fibromialgia irrompe così: come qualcosa che rompe gli schemi, sp...

Maria 48 anni. Nel 2024 una diagnosi le ha stravolto la vita.

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🕊️ “Ci sono dolori che non si vedono. Che non fanno rumore. E poi c’è la vita, che piano piano, quando le dai ascolto… ricomincia a scorrere.” Quando Maria è arrivata nel percorso, portava con sé il peso di una ferita profonda. Non solo fisica, ma dell’anima. Un corpo che aveva attraversato la malattia. Un cuore che aveva smesso di crederci. Un’anima stanca… che però sussurrava ancora:  “Aiutami a tornare a vivere.” 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗵𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗩𝗮𝗹𝗲 𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗯𝘂𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮. 𝗗𝗼𝗽𝗼 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗶𝘂' 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮. Gli attacchi di panico erano diventati il mio quotidiano. Non uscivo più, non riuscivo nemmeno a fare la spesa. Avevo perso ogni stimolo, ogni desiderio. Mi sentivo svuotata. E sopra tutto questo, c’era il senso di colpa. Per non lavorare. Per non essere ‘produttiva’. Per non riuscire a reagire. Poi è arrivato questo percor...

La verità è che più aspettavo, più morivo dentro...

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Lo ricordo ancora adesso, benché siano passati anni: quanto ho atteso che lui, l’uomo che avrebbe determinato tutta la mia vita, tornasse a casa. Ho aspettato una vita intera che smettesse di lavorare e, per una volta, scegliesse me. Del resto, ero sua figlia. Come avrebbe potuto non scegliere me? E invece c’era sempre un problema. Un’urgenza. Una situazione che chiedeva la sua presenza. E tutto era sempre più importante di me. Ma io, che avevo 5, 6, forse 7 anni al massimo, non lo capivo. Non capivo il senso del dovere o della responsabilità. Io sapevo solo una cosa: aspettavo. E troppe volte mi sono sentita invisibile. Ho atteso così tanto che lui tornasse a casa per giocare con me, che ho passato una vita ad aspettare. E quell’attesa ha generato dentro di me uno schema. Uno schema che si è ripetuto per decenni. E che, ancora adesso, si ripete. Ho aspettato così tanto… che mi sono dimenticata di me. Per una vita intera ho aspettato. Ho aspettato – e forse aspetto ancora – che qualcun...