Fibromialgia: la silenziosa convivenza di un dolore definito INVISIBILE. Lettera a chi si sente sola anche in mezzo agli altri.
Quante volte mi sono sentita sola, anche se non ero davvero sola.
La mia amica fibromialgia che mi accompagna da sempre mi ha fatto sentire sola spesso e sono sicura che anche tu ti senti sola, anche se non lo sei realmente.
Persone intorno a te ce ne sono, ma ti sembra che nessuno possa davvero capire cosa stai vivendo.
Non perché non ti vogliano bene, ma perché il tuo dolore... non si vede.
Chi vive con la fibromialgia conosce bene quella sensazione di essere “fuori fase”, o “dare fastidio” o “ di sentirsi sbagliata”.
Perché come spieghi agli altri che anche se hai dormito otto ore, ti senti come se avessi scalato una montagna?
Come racconti che il tuo corpo brucia, tira, pulsa… ma i medici dicono che è tutto a posto?
La solitudine più dura da affrontare è proprio questa: quella che arriva quando il dolore non si vede, ma pesa.
Quando sei lì, seduta a tavola con gli altri, e sorridi. Ma dentro stai lottando con i crampi, la nebbia mentale, la stanchezza che ti trascina a fondo.
E nessuno se ne accorge.
Ma la tua invisibilità parte da lontano e non è solo il corpo a non sentirsi visto.
Non è raro che chi convive con una malattia invisibile come la fibromialgia abbia, alle spalle, un’esperienza altrettanto invisibile:
➡️ un trauma non riconosciuto,
➡️ un dolore messo da parte,
➡️ un bisogno che non ha mai trovato spazio per esprimersi.
Crescere sentendosi "troppo sensibili", "esagerate", "delicate".
Crescere con la sensazione che le proprie emozioni disturbino, che sia meglio non dire, non chiedere, non sentire.
E così impari a spegnerti un po’ per volta.
A trattenere lacrime, parole, stanchezze.
A sorridere anche quando dentro non ce la fai più.
A dire “sto bene” anche quando tutto urla “aiuto”.
E forse, oggi, quel corpo che non viene creduto, che si sente stanco, che non trova conferme, sta solo continuando a raccontare quella vecchia storia: la storia di una bambina che non è stata vista davvero.
Il corpo parla, anche quando non troviamo le parole.
Molte ricerche nel campo della psicosomatica e della psiconeuroimmunologia mostrano come traumi non elaborati e vissuti di esclusione emotiva possano lasciare un’impronta nel sistema nervoso, nel modo in cui percepiamo e reagiamo agli stimoli.
La fibromialgia è spesso associata a un sistema nervoso ipersensibile, che ha imparato a tenere tutto sotto controllo per proteggersi da ulteriori ferite.
Ma oggi puoi scegliere qualcosa di diverso.
Non sei più quella bambina sola.
Ora puoi ascoltarti, accoglierti, darti spazio.
Puoi imparare a dire “ci sono anch’io”, anche solo sussurrandolo.
Un piccolo passo per oggi:
Se questa riflessione ti ha toccata, prova a fermarti un attimo. Respira. Metti una mano sul cuore. E chiediti:
La mia amica fibromialgia che mi accompagna da sempre mi ha fatto sentire sola spesso e sono sicura che anche tu ti senti sola, anche se non lo sei realmente.
Persone intorno a te ce ne sono, ma ti sembra che nessuno possa davvero capire cosa stai vivendo.
Non perché non ti vogliano bene, ma perché il tuo dolore... non si vede.
Chi vive con la fibromialgia conosce bene quella sensazione di essere “fuori fase”, o “dare fastidio” o “ di sentirsi sbagliata”.
Perché come spieghi agli altri che anche se hai dormito otto ore, ti senti come se avessi scalato una montagna?
Come racconti che il tuo corpo brucia, tira, pulsa… ma i medici dicono che è tutto a posto?
La solitudine più dura da affrontare è proprio questa: quella che arriva quando il dolore non si vede, ma pesa.
Quando sei lì, seduta a tavola con gli altri, e sorridi. Ma dentro stai lottando con i crampi, la nebbia mentale, la stanchezza che ti trascina a fondo.
E nessuno se ne accorge.
Ma la tua invisibilità parte da lontano e non è solo il corpo a non sentirsi visto.
Non è raro che chi convive con una malattia invisibile come la fibromialgia abbia, alle spalle, un’esperienza altrettanto invisibile:
➡️ un trauma non riconosciuto,
➡️ un dolore messo da parte,
➡️ un bisogno che non ha mai trovato spazio per esprimersi.
Crescere sentendosi "troppo sensibili", "esagerate", "delicate".
Crescere con la sensazione che le proprie emozioni disturbino, che sia meglio non dire, non chiedere, non sentire.
E così impari a spegnerti un po’ per volta.
A trattenere lacrime, parole, stanchezze.
A sorridere anche quando dentro non ce la fai più.
A dire “sto bene” anche quando tutto urla “aiuto”.
E forse, oggi, quel corpo che non viene creduto, che si sente stanco, che non trova conferme, sta solo continuando a raccontare quella vecchia storia: la storia di una bambina che non è stata vista davvero.
Il corpo parla, anche quando non troviamo le parole.
Molte ricerche nel campo della psicosomatica e della psiconeuroimmunologia mostrano come traumi non elaborati e vissuti di esclusione emotiva possano lasciare un’impronta nel sistema nervoso, nel modo in cui percepiamo e reagiamo agli stimoli.
La fibromialgia è spesso associata a un sistema nervoso ipersensibile, che ha imparato a tenere tutto sotto controllo per proteggersi da ulteriori ferite.
Ma oggi puoi scegliere qualcosa di diverso.
Non sei più quella bambina sola.
Ora puoi ascoltarti, accoglierti, darti spazio.
Puoi imparare a dire “ci sono anch’io”, anche solo sussurrandolo.
Un piccolo passo per oggi:
Se questa riflessione ti ha toccata, prova a fermarti un attimo. Respira. Metti una mano sul cuore. E chiediti:
“Quando ho iniziato a sentirmi invisibile?” “Cosa avevo bisogno che qualcuno vedesse, allora?” “E se oggi potessi essere io quella persona che mi vede davvero?”
E ricorda, non sei mai sola in questo cammino. Ogni passo che fai, anche il più piccolo, ti avvicina di più a quella parte di te che merita di essere vista, accolta e amata.
Ti leggo, se vuoi raccontarmi la tua esperienza. E se senti che è arrivato il momento di far pace con quella parte di te che è stata dimenticata, possiamo attraversarla insieme.
Con amore,
Valerita Albano
Insegnante Ufficiale HYL
Fondatrice di FibroLove e di Liberamente Donna
© 2025 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.
I contenuti di questo post (testi, immagini e grafiche) sono di proprietà dell’autrice, frutto della mia esperienza personale e professionale, e sono protetti dalla legge sul diritto d'autore.
È vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso esplicito.
Puoi condividere dalla pagina, ma non puoi copiare senza citare la fonte o togliere la firma dell’autrice.
Per richieste o collaborazioni, puoi scrivermi a: fibrolove22@gmail.com
Perché ritrovarti è un atto d’amore. E di guarigione.
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