Ti racconto una giornata con la FIBROMIALGIA

 ⏰ La sveglia suona.

Per molti è l’inizio normale di una giornata, per te è già una sfida.
Apri gli occhi e senti subito il peso nelle gambe:
blocchi di cemento che ti tengono prigioniera al letto. 

Non importa quante ore hai dormito, perché anche nel sonno non ti sei mai davvero fermata. Le tue gambe hanno corso una maratona invisibile 🏃‍♀️ senza fine, a cui non hai mai scelto di partecipare.

🚶‍♀️ Ti alzi piano, come se stessi scalando una montagna.
Ogni gesto semplice – appoggiare i piedi a terra, stiracchiarti, raggiungere il bagno – diventa un’impresa epocale.
E intanto pensi: “Perché per gli altri è così naturale e per me è così difficile?”

☕ La colazione è già una conquista. Preparare una tazza di caffè, tagliare una fetta di pane, lavare una tazza: piccoli movimenti che ti costano più energia di quanto chiunque possa immaginare.
Sai che dovresti riposare, ma sai anche che se ti fermi troppo rischi di non ripartire più. Così ti muovi lentamente, con la costante paura di sprecare quella poca forza che hai.

📉 Il resto del giorno lo costruisci a sottrazione.
Elimini le uscite con le amiche, le passeggiate nella natura 🌳, le gite fuori porta. Non perché non ti piacerebbero, ma perché sai che ogni passo in più può trasformarsi in giorni di stanchezza ancora più profonda. Le gambe nate per camminare diventano catene invisibili ⛓️ che ti tengono ancorata a una quotidianità ridotta, ristretta, silenziosa.

📱 E poi ci sono gli altri.
Un’amica ti scrive: “Dai, vieni a cena stasera, ci divertiamo un sacco!” 🍽️
Vorresti dire subito di sì, perché dentro di te il desiderio di esserci è forte. Ma sai che quel tavolo al ristorante, quelle chiacchiere, quelle risate, potrebbero costarti giorni di dolore e di stanchezza. Così scrivi un messaggio di scuse 💔, con il cuore che si stringe.
La cosa peggiore è leggere incomprensione: uno sguardo che dice “ma sei sempre stanca, non puoi fare uno sforzo?”.
Queste incomprensioni feriscono quasi quanto il dolore fisico, perché ti fanno sentire sola in una battaglia che nessuno vede.

🌆 Arriva il pomeriggio. Guardi fuori dalla finestra e vedi il mondo che scorre. Ti chiedi come sarebbe uscire senza pensieri, partire all’improvviso, seguire un impulso. 
Invece ti ritrovi a misurare ogni gesto: vale la pena salire quelle scale? Vale la pena fare quella commissione? Vale la pena rischiare di aggravare la fatica per una cosa che agli occhi degli altri sembra banale?

La fibromialgia ti costringe a scegliere, e spesso scegliere significa rinunciare.

🌙 E poi arriva la sera. Sei stanca, stanchissima, ma sai che la notte non ti darà tregua.
Il sonno non è riposo 😞: le tue gambe continueranno a correre in quella maratona invisibile, rubandoti ancora energie. Ti sdrai sperando nella quiete, ma dentro di te sai già che il risveglio di domani sarà un’altra impresa.

💢 La fatica del fare, dell’andare, del vivere libero ti attacca alle gambe, al cuore, al respiro.
Eppure, nel profondo, c’è qualcosa che resiste.

Perché ogni passo, anche il più piccolo, anche il più incerto, è la prova che sei ancora qui.

La fibromialgia ti ruba tanto, ma non ti ha portato via la tua forza.
Tu sei ancora in piedi, nonostante tutto.
E questo, nessuna malattia potrà mai cancellarlo.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟 – 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

© 2025 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.
I contenuti di questo post (testi, immagini e grafiche) sono di proprietà dell’autrice, frutto della mia esperienza personale e professionale, e sono protetti dalla legge sul diritto d'autore.
È vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso esplicito.
Puoi condividere dalla pagina, ma non puoi copiare senza citare la fonte o togliere la firma dell’autrice.
Per richieste o collaborazioni, puoi scrivermi a: fibrolove22@gmail.com

𝙍𝙞𝙩𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙩𝙞 𝙚' 𝙪𝙣 𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙙’𝙖𝙢𝙤𝙧𝙚. 𝙀 𝙙𝙞 𝙜𝙪𝙖𝙧𝙞𝙜𝙞𝙤𝙣𝙚.



Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera alla Fibromialgia

La fibromialgia e le ferite dell’anima: un viaggio di guarigione.

Fibromialgia e intestino: la connessione tra disbiosi intestinale e dolore cronico