La multifattorialità sociale non è social
Quello che ti pesa non è solo tuo… è sociale. Ma sui social non lo vedi.
Non so perché da stanotte mi gira in testa una frase.
A volte la mente ci parla prima ancora che noi capiamo cosa vuole dirci.
La frase che mi gira per la testa da stanotte è: “La multifattorialità sociale non è social.”
E più la ripeto, più sento quanto sia vera.
Soprattutto per chi vive con la fibromialgia… e non solo.
Perché la multifattorialità sociale parla del modo in cui stai nel mondo.
Del perché reagisci come reagisci.
Del perché ti senti sempre “di troppo” o “troppo poco”.
Del perché fai fatica a dire no.
Del perché assorbi tutto.
Del perché certe relazioni ti pesano come macigni… e altre ti alleggeriscono.
Parla dei mille fattori che influenzano come ti senti dentro i legami:
• la tua storia
• la tua educazione (“non dare problemi”, “non lamentarti”)
• la ferita del non sentirti abbastanza
• il bisogno di approvazione
• le tue emozioni bloccate
• la paura del rifiuto
• il timore di deludere
• la fatica a mettere confini
• la tendenza a farti carico di tutto e tutti
Ecco perché questa cosa non è social:
perché nessun profilo può raccontare davvero quanto ti pesa una giornata.
Nessuna foto mostra le tue tensioni interne.
Nessuna storia può spiegare la fatica invisibile con cui vivi.
Nessun post rivela quanto spesso ti senti sbagliata o in colpa.
E qui entra la fibromialgia.
Perché il corpo, quando porta dolore, non lo fa mai per un solo motivo.
Il dolore diventa un dialogo continuo con tutto ciò che vivi:
– quando ingoi le parole
– quando ti annulli per non disturbare
– quando ti fai andare bene tutto
– quando ti carichi delle emozioni degli altri
– quando ti senti responsabile di tutti
– quando non ti permetti di chiedere aiuto
– quando hai paura di essere un peso
– quando ti senti fallita se stai male
– quando vuoi far vedere che sei forte anche se ti stai sbriciolando
È tutto collegato.
Non sei mai “solo dolore fisico”.
Non sei mai “solo stanca”.
Non sei mai “solo stressata”.
Sei un mondo complesso.
Una multifattorialità che i social non riescono nemmeno a sfiorare.
Per questo, chi vive con la fibromialgia viene spesso fraintesa:
perché la gente guarda ciò che pubblichi…
non ciò che porti sulle spalle.
Non ciò che trattieni nel cuore.
Non ciò che ti stringe il corpo dall’interno.
Il social vede il sorriso.
La multifattorialità vede il peso.
Il social vede la foto bella.
Il corpo vede ciò che non dici.
Il social vede l’immagine.
Tu senti la verità.
E allora forse questa frase mi risuona da stanotte perché ci ricorda una cosa importante:
non sei quello che pubblichi.
Sei molto più complessa, profonda, sensibile.
E quando impari a guardare quei fattori — a riconoscerli, ad ascoltarli, a scioglierli — qualcosa cambia.
Non la fibromialgia in sé…
ma il tuo rapporto con lei.
E quando cambia quello, cambia tanto altro.
Perché guarire non è diventare forte.
È diventare vera.
È tornare a te.
È smettere di essere la brava bambina che regge tutto, e diventare la donna che finalmente si sente.
E da lì… pian piano… il corpo respira.
Il dolore si alleggerisce.
La vita si riapre.
E tu torni.
Intera.
Profonda.
Autentica.
Molto più vera di qualsiasi social. 💜🦋
💬 Se leggendo queste parole hai sentito che qualcosa ti parla dentro… forse è arrivato il momento di scegliere te.
Il percorso Dalla Brava Bambina alla Donna Libera non è un “corso motivazionale”: è un viaggio che ti insegna a sciogliere il peso invisibile che ogni donna con fibromialgia porta sulle spalle — quel “troppo” che non si vede ma ti consuma.
👉🏻 Se vuoi capire perché ti senti così, da dove nasce quel bisogno di resistere sempre, e come puoi finalmente liberarti dagli schemi che ti soffocano… puoi entrare nel percorso qui.
Scrivimi al 393 579 4978 “MI SCELGO” e ti mando tutte le info.
Valerita Albano
Insegnante Ufficiale HYL
Fondatrice di FibroLove e di Liberamente Donna
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