Fibromialgia: il lutto di perdere se stessi
Esiste un dolore nella fibromialgia di cui si parla troppo poco.
Non è solo il dolore fisico.
Non è solo la stanchezza.
Non è solo il corpo che cambia.
È il lutto invisibile di vedere la propria vita trasformarsi… mentre si è ancora vivi.
Molte persone con fibromialgia non stanno solo affrontando una malattia cronica.
Stanno affrontando la perdita silenziosa di ciò che erano.
Della persona che riusciva a fare tutto senza pensarci.
Della spontaneità.
Dell’energia.
Della libertà di uscire senza dover calcolare il dolore.
Della possibilità di fare progetti senza paura di crollare.
E il problema è che questo tipo di lutto spesso non viene riconosciuto da nessuno.
Perché dall’esterno la persona è ancora viva.
Cammina.
Parla.
Sorride.
Ma dentro può sentirsi come qualcuno che sta lentamente perdendo pezzi di sé.
Ed è una sensazione devastante.
Perché la fibromialgia non cambia solo il corpo.
Cambia il rapporto con il tempo, con i limiti, con l’identità.
Molte persone iniziano a vivere una profonda frattura interiore tra:
chi erano prima…
e chi sentono di essere diventate.
E questo può creare:
– tristezza cronica;
– rabbia;
– senso di impotenza;
– isolamento;
– vergogna;
– paura del futuro.
Ci sono giorni in cui il dolore non fa soffrire soltanto per l’intensità fisica.
Fa soffrire per ciò che impedisce.
Per le cose perse.
Per i momenti mancati.
Per la vita che sembra restringersi lentamente.
Ed è qui che nasce uno dei sentimenti più difficili da spiegare:
guardare il mondo andare avanti…
e sentirsi rimasti indietro.
Molte persone con fibromialgia vivono un lutto continuo e invisibile.
Un lutto che non ha funerali.
Non ha riconoscimento sociale.
Non ha rituali.
Perché nessuno ti dice:
“hai il diritto di soffrire per la vita che hai perso.”
E allora molte persone cercano di reprimere anche questo dolore.
Si obbligano a essere positive.
A minimizzare.
A resistere.
A fingere che vada tutto bene.
Ma il dolore emotivo ignorato non sparisce.
Resta nel corpo.
Nel sistema nervoso.
Nella stanchezza dell’anima.
E forse una delle cose più importanti da comprendere è questa:
piangere la propria vita precedente non significa arrendersi.
Significa riconoscere che qualcosa dentro è cambiato profondamente.
Per guarire emotivamente, a volte, bisogna prima avere il coraggio di dare un nome a ciò che si è perso.
Perché alcune persone con fibromialgia non hanno bisogno che qualcuno dica:
“devi reagire.”
Hanno bisogno che qualcuno dica:
“Capisco quanto sia doloroso perdere parti di te e della tua vita e sentirsi comunque costretti ad andare avanti.”
La fibromialgia non porta via solo energie.
A volte porta via spontaneità, sicurezza, fiducia nel corpo e senso di continuità con sé stessi.
Ed è per questo che molte persone non si sentono semplicemente stanche.
Si sentono profondamente in lutto.
E io sono la prima a vivere questo lutto.
Perché non potrei scrivere parole così se non sentissi profondamente la perdita della Valerita che ero.
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