Fibromialgia: il trauma di sentirsi INVISIBILI

Quante volte mi sono sentita sola, anche quando non ero davvero sola.

La mia compagna di viaggio, la fibromialgia, mi accompagna da molti anni. E se c'è una cosa che mi ha insegnato è questa:

si può essere circondati da persone e sentirsi comunque profondamente soli.

Sono sicura che anche tu conosci questa sensazione.

Persone intorno a te ce ne sono.

Ma ti sembra che nessuno possa davvero comprendere ciò che stai vivendo.

Non perché non ti vogliano bene.

Ma perché il tuo dolore non si vede.

Chi vive con la fibromialgia conosce bene quella sensazione di essere "fuori fase", di sentirsi un peso, di avere continuamente l'impressione di chiedere troppo.

Perché come spieghi agli altri che hai dormito tutta la notte ma ti senti comunque esausta?

Come racconti che il tuo corpo brucia, tira, pulsa, fa male ovunque... mentre gli esami spesso risultano normali?

Come fai a spiegare qualcosa che nemmeno tu riesci a comprendere fino in fondo?

Ed è qui che nasce una delle forme più profonde di solitudine.

Non quella dell'essere soli.

Ma quella del non sentirsi visti.

Quella che arriva quando il dolore non si vede ma pesa.

Quando sei seduta a tavola con gli altri e sorridi.

Ma dentro stai combattendo contro la stanchezza, la nebbia mentale, i dolori diffusi e la paura di non riuscire a reggere ancora.

E nessuno se ne accorge.

Ma forse l'invisibilità non inizia con la fibromialgia.

Forse arriva da molto più lontano.

Non è raro che chi convive con una malattia invisibile porti con sé una storia altrettanto invisibile:

– emozioni non ascoltate;
– bisogni messi da parte;
– ferite mai riconosciute;
– dolore trattenuto per anni.

Molte persone sono cresciute sentendosi dire:

"Sei troppo sensibile."

"Esageri."

"Non fare la vittima."

"Non lamentarti."

E così hanno imparato a trattenere.

A non chiedere.

A non disturbare.

A non mostrare il proprio dolore.

Hanno imparato a sorridere anche quando dentro stavano crollando.

A dire "sto bene" quando avrebbero avuto bisogno di essere ascoltate.

Dal punto di vista della psicosomatica e della psiconeuroimmunologia, oggi sappiamo che le esperienze emotive non elaborate possono lasciare tracce profonde nel sistema nervoso.

Questo non significa che la fibromialgia sia immaginaria.

Significa che mente, cervello, sistema nervoso e corpo fanno parte dello stesso sistema.

Molte ricerche mostrano come traumi, stress cronico, invalidazione emotiva e vissuti di esclusione possano contribuire a mantenere il sistema nervoso in uno stato di iperattivazione.

Ed è proprio questa ipersensibilità del sistema nervoso una delle caratteristiche più studiate nella fibromialgia.

Come se il corpo fosse rimasto in allerta troppo a lungo.

Come se continuasse a proteggersi da un pericolo che non è mai davvero finito.

E forse quel corpo che oggi urla, che si irrigidisce, che si stanca facilmente, non è un nemico.

Forse sta ancora cercando di raccontare una storia.

La storia di una persona che per troppo tempo non si è sentita vista.

Per questo credo che il lavoro più importante non sia combattere il corpo.

Ma iniziare ad ascoltarlo.

Con rispetto.

Con curiosità.

Con gentilezza.

Perché forse il primo passo verso la guarigione interiore non è chiedersi:

"Perché il mio corpo mi sta tradendo?"

Ma:

"Quale parte di me ha bisogno, finalmente, di essere vista?"

Valerita Albano
Insegnante Ufficiale HYL
Fondatrice di FibroLove e di Liberamente Donna

© 2026 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera alla Fibromialgia

La fibromialgia e le ferite dell’anima: un viaggio di guarigione.

La multifattorialità sociale non è social