Il dolore è vissuto da tanti, giudicato da troppi, capito da pochi.

Il dolore appartiene a chi lo vive. Non a chi lo osserva.

Puoi guardarmi e non vedere niente.

Puoi vedermi sorridere.
Uscire.
Lavorare.
Fare la spesa.
Parlare.
Ridire.

E pensare: «Sta bene.»

Ma tu non sai cosa succede quando torno a casa.

Non sai quanta energia mi è costato quel sorriso.
Quanta fatica c’è dietro una giornata apparentemente normale.
Quante volte ho dovuto scegliere cosa fare perché non potevo fare tutto.
Quante volte piango di notte per i dolori.
Quante volte ho detto "va tutto bene" mentre il mio corpo diceva esattamente il contrario.

E soprattutto non sai cosa significa vivere dentro un corpo che può presentarti il conto quando meno te lo aspetti.

Per questo frasi come:

"Ma non sembri malata."

"Ti vedo bene."

"Se riesci a uscire, allora non stai così male."

non aiutano.

Feriscono.

Perché trasformano ciò che non puoi vedere in qualcosa che, secondo te, non esiste.

Ma il dolore non deve essere visibile per essere reale.

E io non devo essere a pezzi davanti a te per avere il diritto di dire:

«Sto male.»

Puoi non capire.
Puoi non sapere cosa significhi.
Puoi non averlo mai provato.

Ma puoi scegliere di credermi.

Puoi scegliere di ascoltare invece di giudicare.

Puoi scegliere di rispettare ciò che non puoi vedere.

Perché il dolore è personale.

E nessuno, da fuori, ha il diritto di stabilirne il peso.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟 
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

© 2025 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.
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