La solitudine del dolore.

Io sono una che non si lamenta mai o cerco di farlo il meno possibile.

E nonostante tutto, sono un vulcano.

Lavoro, creo, penso, progetto.
Ho sempre mille cose da fare.

La mia vita non si è fermata con la fibromialgia.

Ma c'è un ma.

In questo periodo i dolori sono tornati pesanti.
Più forti.
Più insistenti.

E la stanchezza è diventata, a volte, insostenibile.

E ci sono momenti in cui mi sento sola.

Ma non perché non sono capita.

Anzi.

Ho parlato così tanto di fibromialgia che le persone intorno a me sanno.
Mi sostengono.
Mi ascoltano.
Capiscono quando non ce la faccio.

Eppure mi sento sola.

Perché esiste una solitudine che non dipende dalle persone che hai accanto.

È quella che nasce quando il dolore diventa così forte da creare un muro tra te e il mondo.

Quando il corpo ti chiede di fermarti mentre fuori tutto continua.

Quando vorresti esserci, partecipare, fare, parlare, ridere...

ma hai già consumato tutte le energie soltanto per arrivare fino a quel momento.

E allora ti ritrovi presente e assente contemporaneamente.

Circondata da persone che ami,
ma separata da loro da qualcosa che non possono attraversare.

Perché possono comprendere il tuo dolore.
Possono abbracciarti.
Possono dirti "ci sono".

Ma non possono sentire quello che senti tu.

Non possono prendere per qualche ora quella stanchezza dalle tue ossa.

Non possono abitare quel corpo che oggi sembra pesare il doppio.

E questa è una delle forme più difficili della solitudine.

Non essere soli.

Sentirsi soli dentro qualcosa che nessun altro può vivere al posto tuo.

E forse è proprio per questo che alcune persone con fibromialgia smettono di uscire.

Rinunciano.
Disdicono.
Si isolano.

Non perché non amino più le persone.

Ma perché a volte il dolore rende il mondo troppo lontano.

E quando questo succede, anche chi ti ama può arrivare soltanto fino a una certa distanza.

Il resto devi attraversarlo tu.

Da sola.

E non lo dico per fare vittimismo.

Lo dico perché questa è una parte della fibromialgia di cui si parla troppo poco.

Puoi essere forte.
Puoi essere attiva.
Puoi lavorare.
Puoi sorridere.

Puoi avere persone che ti amano e ti sostengono.

E contemporaneamente puoi sentirti profondamente sola.

Perché il dolore cronico non colpisce soltanto il corpo.

A volte restringe il tuo mondo.

E quando il dolore torna più forte, quel mondo può diventare ancora più piccolo.

Non c'è una compressa, una cura o una parola capaci di togliere quel peso.

E questa è una delle cose più dure da accettare.

Ma forse possiamo smettere di pretendere che chi soffre debba essere sempre forte.

Possiamo smettere di pensare che, se parla, sorride e continua a fare mille cose, allora stia bene.

Perché io posso essere un vulcano.
E avere comunque bisogno di fermarmi.

Posso essere forte.
E sentirmi sola.

Posso essere circondata d'amore.
E avere comunque bisogno che qualcuno rimanga lì accanto a me, anche quando non c'è niente da aggiustare.

A volte non serve trovare la frase giusta.

Non serve dire "passerà".

Serve soltanto esserci.

Perché ci sono dolori che non puoi portare via.

Ma puoi fare in modo che chi li porta non debba sentirsi solo anche mentre li attraversa.

💜

E forse questa è la differenza tra essere soli e sentirsi soli.

La prima può dipendere dall'assenza degli altri.

La seconda, a volte, nasce dalla distanza incolmabile tra ciò che il tuo corpo sta vivendo e ciò che il mondo può realmente sentire.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟 
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

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