Le malattie creano un muro invisibile tra chi ne soffre e il resto del mondo. E nessuno ne parla.
Nel silenzio delle mie quattro mura, riflettevo sul fatto che le malattie, TUTTE, non soltanto la fibromialgia, creano un muro invisibile tra chi soffre e il resto del mondo.
È una riflessione che ho già condiviso in questa pagina, ma ieri mi sono ritrovata a pensarci nuovamente.
Così mi sono messa a scrivere, a mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie riflessioni, che oggi voglio condividere con voi.
LA MALATTIA CREA UN MURO INVISIBILE TRA CHI SOFFRE E IL RESTO DEL MONDO. E NESSUNO NE PARLA.
C'è una cosa della malattia di cui si parla troppo poco.
Non riguarda l'essere abbandonati, il non avere qualcuno accanto o il non ricevere amore.
Riguarda qualcosa di più profondo.
Quando ti ammali, qualunque sia la malattia, qualcosa cambia nel rapporto tra te e il mondo esterno.
Si crea una distanza. Un muro invisibile.
Tu sei ancora lì, nella stessa casa, nella stessa famiglia, tra gli stessi amici. Il mondo continua a girare, le persone lavorano, fanno progetti, viaggiano, escono, si preoccupano delle loro cose.
Fuori sembra tutto uguale. Ma tu non sei più la stessa persona.
La crepa si crea nel momento in cui ricevi la diagnosi. Qualunque sia la diagnosi, qualunque sia la malattia, quello è un momento che segna una separazione tra te e il resto del mondo.
Sorvoliamo sui modi rudi e gretti di certi medici quando aprono bocca e formulano una diagnosi. Ma da quel momento niente sarà più come prima.
Perché anche quando sei circondato da persone che ti vogliono bene, vivi una realtà diversa.
Il tuo corpo cambia. Le tue priorità cambiano. Le tue certezze possono crollare. Devi fare i conti con la paura, l'incertezza, le limitazioni, le rinunce e con una quotidianità che forse non riconosci più.
Gli altri possono ascoltarti, comprenderti, sostenerti, cercare di immaginare quello che stai attraversando.
Ma non possono entrarci davvero.
Non possono sentire il tuo dolore, abitare le tue paure, conoscere dall'interno la fatica di affrontare ogni giorno qualcosa che non hai scelto.
E questo non significa che non ti amino o che non facciano abbastanza.
Significa semplicemente che la malattia è un'esperienza personale, a volte capace di trasformarti profondamente, ma sicuramente intima e spesso impossibile da condividere fino in fondo.
Vale per chi convive con un tumore, una malattia neurologica, autoimmune, degenerativa, rara o cronica. Cambiano le diagnosi, i sintomi e le prospettive, ma esiste una dimensione dell'esperienza che appartiene soltanto a chi la sta vivendo.
È una realtà difficile da accettare.
Perché non perdi soltanto una parte della salute. A volte perdi anche quella sensazione di appartenere pienamente al mondo che ti circonda.
E mentre gli altri continuano a vivere la loro vita, tu devi imparare a vivere la tua in una condizione che non avresti mai voluto conoscere.
Non è solitudine nel senso comune del termine.
È una distanza che può esistere anche in mezzo a tante persone.
Ed è forse una delle parti più difficili della malattia: sapere che puoi essere amato, sostenuto e compreso, ma che nessuno potrà mai vivere esattamente al posto tuo ciò che stai vivendo.
Di questo dovremmo parlare di più. Perché la malattia non cambia soltanto la vita di chi ne è colpito. Cambia anche il modo in cui quella persona si sente parte del mondo.
𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮
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